martedì 4 febbraio 2014

30 SETTIMANE....DI LIBRI, LEGGERE DA TIFFANY ... #19,



CARI LETTORI, QUESTA SETTIMANA IL LIBRO TRA LE MANI  E' Colazione da Tiffany di Truman Capote.


Capote , letto da me anni fa,  si serve della scrittura  come una vecchia amica, dipinge il suo romanzo di un forte contrasto di colori, da cui spunta, come in un quadro di Monét, la figura di Holly Golightly.
La storia di Holly, moglie-bambina fuggita dalla campagna,  una ragazza che si vanta della superficialità nella speranza che nel fiume delle sue parole si perda la tristezza di una vita trascinata da un letto all’altro, da un provino come starlette, ad una relazione con un ricco omosessuale fermo ad un’intelligenza di quinta elementare.
Il linguaggio di Capote , secondo me, sporca di tinte dolci-amare il racconto, nei dialoghi tra personaggi fuori dagli schemi, nelle descrizioni dei party in una New York anni ’40, in cui l’acool si mescola alla vita in un  vortice di ambizioni e bugie.
Ma, soprattutto, di  Truman Capote mi ha affascinato la sensibilità ed un certo cinismo, con cui  descrive  la solitudine e la fragilità della sua protagonista.
Nascondendosi dietro lo sguardo di uno scrittore di cui non viene mai fatto il nome, tratteggia  le caretteristiche a volte sfuggevoli, di una ragazza che affoga la sua disperazione nelle luci rassicuranti di una gioielleria. Incapace di dare un nome a quel senso di vuoto, Holly descriverà i suoi attacchi di panico come “paturnie”, per riportare la malinconia della sua esistenza, ad un gioco facilmente risolvibile,
“Ho una paura terribile, brutto” dirà allo scrittore-narratore, “Si perché non può continuare così per sempre. A non sapere cos’è tuo finché non lo butti via”


http://ic.pics.livejournal.com/anatnat/1850630/346825/346825_original.jpgBrillante, sintetico nelle descrizioni sempre acute e precise, Truman Capote crea un personaggio leggero e disperatamente malinconico. Egli ha raccontato una storia di disagio e soffice disaddattamento nelle sue diverse forme: quello di Holly, attrice di secondo piano eppure viva e intensa e folle come le luci della ribalta a volte non permettono di essere; e quello di uno scrittore capace di amare e capire l'imprevedibilità come solo uno scrittore può fare. Un libro fresco, vivo, immancabile.


Quando Colazione da Tiffany venne pubblicato per la prima volta nel 1958, il Time definì la sua eroina Holly Golightly  "la gattina più eccitante che la macchina per scrivere di Truman Capote abbia mai creato. È un incrocio fra una Lolita un po’ cresciuta e una giovanissima Auntie mame (l’eccentrica protagonista dell’omonimo romanzo di Edward E. Tanner del 1955)…sola, ingenua e un po’ impaurita." 
Di tutti i suoi personaggi, disse Capote più tardi, Holly è stata la sua preferita, ‘Holly Golightly’, scrisse The Atlantic ‘è bizzarra, simpaticissima, commovente…e reale.’


Truman Capote e il patto sul personaggio

L'autore fa il ritratto di una ragazza così volitiva e indipendente da apparire incomprensibile, se non pazza, agli uomini che vengono a contatto con lei. O peggio, viene considerata una poco di buono. Invece Capote, con la sua sensibilità di scrittore riesce a intuirne la vera natura, restandone affascinato. La vede  non ingabbiata dalla società. Tanto che la protagonista del romanzo detesta gli zoo, non le piacciono gli animali dietro le sbarre.
A New York, durante la seconda guerra mondiale, Holly Golightly tratta gli uomini con un misto di ingenuità e seduzione che ricorda Marilyn Monroe. Capote la incontra sul pianerottolo del suo condominio, mentre litiga con un inquilino che lei ha svegliato in piena notte non avendo la chiave del portone. Dopodichè la ragazza prende l’abitudine di suonare il campanello dello scrittore, alle ore più impensate.
Tra i due nasce un’amicizia a fasi alterne. Capote è stupito dalla disinvoltura con la quale Holly invita uomini in casa e coltiva con loro relazioni equivoche. Viene perfino sfruttata da un gangster in galera per trasmettere messaggi alla sua banda di spacciatori.
Alla fine Holly è arrestata e abortisce. Ma lo scrittore l’aiuta a fuggire, senza chiederle niente in cambio. Lui spera solo che la ragazza trovi una sua via.
Fin dall’inizio Capote deve stabilire un’intesa con i lettori: non sta raccontando di qualcuno che ha segnato la sua vita in termini emotivi. Holly non è stato un grande amore. Però nello stesso tempo gli interessa sottolineare le caratteristiche molto particolari del personaggio.


Il  patto narrativo che Capote stringe con i lettori si basa su tre elementi:
1) la casualità del personaggio
2) le circostanze del suo rapporto con Holly
3) la forte influenza che la ragazza esercita anche su altri personaggi della vicenda

Con grande abilità il personaggio della protagonista viene introdotto nella storia sulla base di una telefonata del tutto estemporanea. Ai fini del patto narrativo questo è essenziale.
Apparentemente la parte del leone spetta a Joe Bell, il barista. E’ lui che telefona allo scrittore per parlargli di Holly. E’ su di lui che Capote si dilunga in fatto di carattere. Solo che più avanti, nel corso del romanzo, Joe Bell sarà poco più di una comparsa. Perchè? La presenza del terzo personaggio serve a introdurre un testimone che rafforzi il patto narrativo. Volendo evidenziare ancora di più gli effetti di Holly sugli uomini, Capote mostra quanto sia più forte l’attaccamento del vecchio barista per la ragazza. Joe è una prima prova di quanto verrà raccontato nel libro e suggella il patto con i lettori.
http://www.spietati.it/speciali/truman/warhol.jpg« (…) Non voglio possedere niente finché non avrò trovato un posto dove io e le cose faremo un tutto unico. Non so ancora precisamente dove sarà. Ma so com’è.» Sorrise e lasciò cadere il gatto sul pavimento. «È come da Tiffany,» disse. «Non che me ne freghi niente dei gioielli. I brillanti, sì. Ma è cafone portare brillanti prima dei quaranta, ed è anche pericoloso. (…) Ma non è per questo che vado pazza per Tiffany. Sapete quei giorni, quando vi prendono le paturnie?» (…) « (…) le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa di cosa si ha paura. (…) Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po’ di mobili e darei un nome al gatto.»
«Benissimo. Non morde. Ride. Che altro?» (…)

 LE IMMAGINI SONO TRATTE DAL WEB

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